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Licenziamento Disciplinare per Condotta Aggressiva: La Cassazione Conferma la Giusta Causa

Licenziamento Disciplinare per Condotta Aggressiva: La Cassazione Conferma la Giusta Causa

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Nel contesto della recente ordinanza della Cassazione Civile, Sezione Lavoro, n. 26440 dell’11 settembre 2024, depositata il 10 ottobre 2024, si affronta una controversia di licenziamento disciplinare. Il caso ruota attorno al comportamento di un dipendente, addetto al banco macelleria, licenziato per essersi rivolto a un cliente con toni offensivi e aggressivi.

Svolgimento del processo

La Corte d’Appello di Cagliari aveva accolto il reclamo presentato dal datore di lavoro, riformando la decisione di primo grado, e rigettando l’impugnazione del licenziamento presentata dal lavoratore. Quest’ultimo era stato licenziato per aver interagito con un cliente in modo scurrile e offensivo, in particolare aggravando il conflitto invece di scusarsi, e continuando con atteggiamenti sempre più accesi e preoccupanti.

La Corte ha considerato il comportamento del dipendente grave, in quanto non solo non ha rispettato le norme di condotta verso i clienti previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL), ma ha anche mostrato una mancanza di rispetto verso una persona anziana. Questo atteggiamento è stato valutato come un violazione delle norme di civiltà e dei doveri di comportamento, previsti dagli articoli 210 e 215 del CCNL.

Licenziamento Disciplinare per Condotta Aggressiva: La Cassazione Conferma la Giusta Causa

Il ricorso in Cassazione

Il dipendente ha presentato un ricorso in Cassazione, articolato su cinque motivi principali:

  1. Omesso esame della veridicità delle dichiarazioni del cliente-testimone, che avrebbe esagerato i fatti.
  2. Omesso esame della personalità del cliente e del suo atteggiamento provocatorio.
  3. Omesso esame dei gesti provocatori compiuti dal cliente, tra cui un tentativo di aggressione fisica.
  4. Omesso esame della condotta complessiva del dipendente e dei suoi precedenti.
  5. Errata applicazione di norme di legge in merito alla proporzionalità del licenziamento rispetto alla gravità dei fatti e alla durata del rapporto lavorativo.

Decisione della Cassazione

La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo che nessuno dei motivi sollevati fosse fondato. La Corte ha ribadito che il giudizio di merito, svolto dalla Corte d’Appello, è insindacabile in sede di legittimità, salvo errori logici o giuridici. Nel caso specifico, la Corte ha confermato che il licenziamento era giustificato dalla gravità del comportamento del lavoratore. Inoltre, ha chiarito che, nonostante il lungo rapporto di lavoro e l’assenza di precedenti specifici, la reiterata violazione delle regole aziendali da parte del lavoratore giustificava la sanzione espulsiva.

Riflessioni

Questo caso offre spunti importanti su diversi temi del diritto del lavoro:

  • Gravità della condotta e licenziamento: Il comportamento del lavoratore, in termini di volgarità e aggressività, è stato considerato di una tale gravità da giustificare il licenziamento per giusta causa. La valutazione della gravità non dipende solo dalla violazione delle norme aziendali, ma anche dal contesto in cui avviene, come la presenza di un cliente anziano e il potenziale danno d’immagine per l’azienda.
  • Proporzionalità della sanzione: Anche in presenza di un rapporto lavorativo di lunga durata e di una mancanza di precedenti disciplinari specifici, la Corte ha considerato legittimo il licenziamento, sottolineando l’importanza di rispettare le regole di condotta aziendali e i doveri verso il pubblico.
  • Valutazione delle prove: La Cassazione ha ribadito l’importanza del ruolo del giudice di merito nella valutazione delle prove e nella ricostruzione dei fatti, sottolineando che tali valutazioni non possono essere riesaminate in Cassazione, a meno che non vi siano gravi errori logici o giuridici.

Questo caso, dunque, offre un chiaro esempio di come il concetto di “giusta causa” di licenziamento venga interpretato alla luce di fattori concreti e circostanze specifiche, e di come la Corte di Cassazione si limiti a una verifica di legittimità, senza interferire nella ricostruzione dei fatti.

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