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La sentenza n. 26620/2024 della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, del 14 ottobre 2024, affronta una questione complessa legata alla responsabilità dell’INAIL nel rilascio di certificazioni errate di esposizione all’amianto, con rilevanti implicazioni in tema di responsabilità contrattuale e risarcimento del danno.
Il caso vede come protagonista una lavoratrice che, dopo aver ottenuto dall’INAIL una certificazione che attestava la sua esposizione all’amianto, ha deciso di andare in pensione anticipatamente. Tale certificazione le avrebbe garantito i benefici contributivi necessari per il pensionamento. Successivamente, però, l’INAIL ha revocato la certificazione, portando l’INPS a rigettare la domanda di pensione della lavoratrice, costringendola così a richiedere un risarcimento per il danno subito.
In primo grado, il Tribunale di Civitavecchia aveva dichiarato cessata la materia del contendere rispetto alla domanda principale, a seguito di una sanatoria dell’INPS che aveva comunque riconosciuto la pensione alla lavoratrice. Tuttavia, la domanda subordinata di risarcimento danni contro l’INAIL, per aver fornito una certificazione errata, era stata rigettata per mancanza di prove relative alla colpa o dolo dell’istituto assicurativo. In appello, la Corte di Roma ha parzialmente accolto la domanda subordinata, ritenendo l’INAIL responsabile di un inadempimento contrattuale, imponendogli di risarcire la lavoratrice per il periodo di mancata percezione delle retribuzioni dal 1 gennaio 2010 al 28 febbraio 2012.
L’INAIL ha presentato ricorso per Cassazione, sollevando due motivi principali:
La Cassazione ha rigettato entrambe le argomentazioni dell’INAIL:
Questo caso evidenzia come la responsabilità della pubblica amministrazione, in particolare degli enti previdenziali, si basi su principi di correttezza e buona fede. Gli errori nell’attività certificativa possono comportare gravi danni per i soggetti interessati, soprattutto quando tali errori influiscono su diritti essenziali come il diritto alla pensione.
La decisione della Cassazione si inserisce in un consolidato orientamento giurisprudenziale che considera la responsabilità degli enti pubblici in casi di errore informativo come una forma di responsabilità contrattuale. Inoltre, la sentenza sottolinea l’importanza di una corretta gestione delle certificazioni, che devono essere rilasciate con la massima prudenza, soprattutto quando si tratta di benefici previdenziali legati a rischi professionali come l’esposizione all’amianto.
La sentenza rappresenta un importante precedente per tutti quei lavoratori che si trovano a fare affidamento sulle certificazioni rilasciate dagli enti pubblici, soprattutto in materia previdenziale. Gli enti pubblici sono tenuti a risarcire i danni derivanti da errori certificativi, qualora tali errori abbiano indotto i lavoratori a prendere decisioni irreversibili, come la cessazione anticipata del rapporto di lavoro.